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Estorsioni e minacce: 10 persone arrestate nel Vibonese      
  25 novembre 2011
 

Operazione dei Carabinieri contro la consorteria criminale “Soriano” di Filandari. Vittime dei criminali imprenditori e giornalisti


VIBO VALENTIA. Associazione di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento, minaccia, incendio, detenzione e porto abusivo di armi e di esplosivi, aggravati dalle modalità mafiose, commessi ai danni di numerosi imprenditori e anche di alcuni giornalisti locali. Con queste accuse sono stati fermati dieci esponenti della consorteria criminale “Soriano” di Filandari. Le persone fermate sono Leone Soriano, 45 anni; Carmelo Soriano di 49; Carmelo Giuseppe Soriano di 20; Francesco Parrotta, di 28; Giuseppe Soriano, di 20; Antonio Carà di 18; Grazie D’Ambrosio di 41; Graziella Silipigni di 40; Gaetano Soriano di 47; Fabio Buttafuoco, di 22. Gli indiziati, secondo l’accusa, facevano parte della cosca Soriano, commettendo estorsioni, danneggiamenti, al fine di acquisire il controllo, anche indiretto, o la gestione, di attività economiche, in particolare di attività imprenditoriali nel campo dell’edilizia e del movimento terra e simili. La cosca imponeva, inoltre, prestazioni e forniture in regime di monopolio, specie nel campo dell’edilizia e del movimento terra. Ci sarebbero, poi, due giornalisti e militari dell’Arma tra i destinatari di minacce e danneggiamenti contestati ai 10 esponenti. Leone Soriano, boss nell’omonimo clan della ‘ndrangheta, peraltro, inviò una lettera ad un giornalista in cui offendeva la reputazione di Angela Napoli, parlamentare del Fli, accusandola di aver chiesto “i voti ai latitanti” ed invitando il cronista a pubblicare la missiva. La stessa Napoli ricevette una missiva direttamente dal boss, dopo aver presentato alcune interrogazioni sull’attività del clan in occasione delle elezioni amministrative nel centro del vibonese e dopo aver sollecitato, in commissione Giuistizia, il varo della “legge Lazzati”, poi approvata dal Parlamento, sul divieto ai sorvegliati speciali ed agli indagati per reati di mafia di svolgere attività di propaganda politica. Il boss firmò la lettera, allegandovi la copia di un documento d’identità per “certificare” l’autenticità del testo. La parlamentare presentò al riguardo una denuncia alle forze dell’ordine.

 
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